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Anteprima (?): LIFE

Pubblicato: gennaio 26, 2016 in Uncategorized
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Locandina del film Life Fonte: trovacinema.it

 

Regia: Anton Corbijn

Con: Robert Pattinson, Dane DeHaan, Ben Kingsley,Alessandra Mastronardi

Genere: Drammatico, Biografico.

Uno dei tanti film persi nella distribuzione italiana…

VISTO DA MARVIN

I motivi di interesse per vedere questo film sono davvero tanti e di seguito vado ad elencarli: un film basato su un servizio fotografico è molto raro, trovo che sia uno spunto narrativo originale; vedere se la rappresentazione dell’attore Dane DeHaan nei panni di James Dean poteva essere convincente; confermare il fatto che Robert Pattinson stia cercando di scrollarsi di dosso definitivamente i panni del vampiro di “Twilight” e dire che, come sempre accade, la collaborazione con grandi autori quali David Cronenberg, Werner Herzog e Anton Corbijn gli sta facendo proprio bene. Tra i vari motivi, quello che preferisco è vedere il nuovo lavoro del regista Anton Corbjin che ho tanto odiato in “The American” ma che ho tanto amato in “La Spia”.

Non credo che questa volta il lavoro del regista mi abbia conquistato a pieni voti: credo che accosterò questo lavoro più ad una ricerca di realizzare un film d’autore come aveva cercato di fare con “The American” ma senza davvero riuscirci del tutto forse perché spesso sembra girare a vuoto e raccontare aneddoti e stralci di vita hollywoodiana e in particolare dell’ascesa di James Dean senza un vero filo conduttore o senza un vero modo diverso dal solito di fare un film “d’autore”.

Il film risulta girato come una via di mezzo tra un reportage, un documentario, un biopic, un racconto di cronaca e tanto altro. A livello di sceneggiatura cerca in tutti i modi di mettere in scena cosa voglia dire sentirsi tirati da più parti. Lo fa sia fisicamente (tanti i viaggi tra Los Angeles, New York e lo stato dell’Indiana) ma sopratutto spiritualmente da mondi diversi tra loro che necessitano di approcci differenti a livello concettuale. Tutto questo accomuna i due personaggi protagonisti: James Dean (che al passaggio nello star system deve sottostare a certe regole comportamentali), e il fotografo Dennis Stock (voglioso di realizzare un servizio fotografico importante e finirla di stare di lato nei Red Carpet).

Piccola nota a livello fotografico: ho trovato quasi fastidioso il continuo passaggio da ambienti con colori caldi e chiusi caratterizzato da inquadrature strette sui volti dei personaggi ad altre in ambienti esterni, molto ampi a campo lungo. Se poi ci si mette il fatto che le scene in esterno sono spesso ambientate in ambienti innevati il contrasto cromatico di luce tra lo scuro dei luoghi chiusi e il bianco accecante dell’esterno risulta ancora più accentuato ed estenuante. Quello che del film mi ha davvero conquistato è l’interpretazione dell’attore Dane DeHann: non mi ha colpito tanto per la sua verosimiglianza o meno con James Dean (perchè ammetto tranquillamente che non ho “subito” il fascino di questa grande icona mondiale vista la mia giovane età) quanto per il suo cercare di mettere in scena un personaggio che sta perdendo la sua innocenza, che sta finalmente uscendo da casa per diventare una grande star mondiale e che si trova inerme davanti a questo passaggio in cui dovrà accettare che il suo essere ribelle dovrà venir meno perchè costretto da tabelle di marcia e vincoli contrattuali. Ecco tutto questo credo sia stato colto alla perfezione dall’interpretazione dell’attore Dane DeHaan.

VISTO DA JOE

Incomincio dagli attori? L’ho già fatto altre volte, perché non dovrei farlo adesso?

Robert Pattinson: non passa mai inosservato. Vuoi perché è piuttosto alto, vuoi per quell’aria tendente perennemente al pallido che ti farebbe voglia di proporgli il classico ‘ovetto sbattuto’ per tirarsi un po’ su. Di sicuro, questo aspetto (unito a un’aura maudit) era quanto di meglio per la realizzazione filmica della saga vampiresca di “Twilight”: con tale pellicola Robert ha raggiunto un successo a dir poco notevole che però sembrava lo stesse un po’ imprigionando in un cliché.

Non seguo molto questo attore, ma mi è capitato di vederlo in “Maps to the stars”. Avrebbe avuto la possibiità di venirne fuori bene e invece… Sembrava ancora molto attaccato al suo vecchio personaggio succhiasangue.

In questa occasione direi che il salto di qualità è stato compiuto anche se può essere prematuro parlare della nascita di una nuova star perché Pattinson è ancora giovane e, non per gufargli, ma qualche sbaglio potrebbe ancora farlo. Qui è un ragazzo di buone speranze (confermate, dal momento che il suo personaggio è il fotografo Dennis Stock alle prime armi). Pattinson quindi cerca di coniugare la caparbia voglia di sfondare con quelle che sono le incombenze quotidiane (un matrimonio naufragato e la gestione di un figlio piccolo da non deludere mai).

Se Pattinson impersona questo giovane e futuro fotografo in carriera, Dehaan incarna un James Dean nel momento in cui sta emergendo, nel momento in cui il mondo sta parlando di lui.

Ai più, DeHaan è poco noto: la sua carriera è ricca di interpretazioni in telefilm più o meno conosciuti (uno tra tutti: “Law & Order”). Nel film, DeHaan per certi aspetti pare un po’ stereotipato nell’atteggiarsi, nel suo essere maledetto, nell’essere da un lato interessato a diventare famoso ma dall’altro desideroso di rifuggire dai riflettori per preferire la confortante quiete casalinga. Ma se almeno in questi passaggi la sua recitazione può apparire passabile, sono un po’ imbarazzanti e goffe le iconiche foto che vengono scattate durante il film (se vedrete il film, riconoscerete sicuramente certe immagini che hanno fatto di Dean una leggenda): l’attore sembra cambiare il suo linguaggio del corpo perché non tenta di immedesimarsi o di dare una sua reinterpretazione. Sembra piuttosto voler ‘riprodurre’ in maniera vuota quei momenti resi eterni dall’obiettivo di Stock.

Il film? Potrebbe definirsi una sorta di docu-film: molti sono i nomi altisonanti che all’epoca gravitavano intorno all’emergente James, e che il film cita con alcune brevi apparizioni (Kazan e Warner per citarne solo due). Sono anche ben fatte le ricostruzioni degli ambienti di metà anni ’50. Io devo dire, però, che non sono particolarmente coinvolto dalla leggenda di James Dean. Ma questo vuol dire poco: il film non mi ha dato molto, non è uscito dallo schermo (a dir la verità l’unico che è ‘uscito’ è Pattinson). Magari, chi è più legato al mito leggendario di Dean questo film dirà e darà molto di più.

Marvin è in mezzo alla scena; attende nervosamente l’arrivo di Joe, il quale arriva dopo un po’ con un’aria strana, tra il sornione ed il mattacchione. Non appena è vicino a Marvin sfodera uno stereotipato e sonoro sorriso che evidenzia un paio di canini carnevaleschi.

M (tono concitato): Ma cos’è sta buffonata??? Hai detto che Pattinson sta cercando di togliersi la pesante maschera di vampiro e poi ti presenti così!?!?

JG (poco convincente): Ma non hai colto l’ironia? Non hai colto il sottotesto??

M (calmo ma feroce allo stesso tempo): Sottotesto?? Con QUEI canini??? Ma fammi il piacere, vattene e tornatene al più presto con un’altra idea! (Joe esce triste, con la coda tra le gambe, mentre Marvin inizia a camminare nervosamente avanti e indietro sulla scena)

M (piuttosto nervoso): Certo che quando vuole ce la mette tutta per farmi arrabbiare! GRRR! (e sul grugnito finale, rivolto al pubblico, sfodera un paio di canini vampireschi se possibile anche più ‘scenografici’ di quelli di Joe).

fonte: youtube

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