IL RACCONTO DEI RACCONTI

Pubblicato: giugno 28, 2015 in Uncategorized
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Locandina del film Il racconto dei racconti - Tale of Tales Fonte: Trovacinema.it

 

Regia: Matteo Garrone

Con Salma Hayek, Vincent Cassel, Toby Jones

Genere: Fantasy

VISTO DA MARVIN

Aspettavo con molta ansia questo film; un po’ visto lo stile di Matteo Garrone che mi è sempre piaciuto e anche perché c’era molta curiosità in me per vedere (finalmente aggiungerei) un film italiano di genere fantasy.

Mi spiace ma trovo che tutti i film che escono in questo paese “giochino facile” puntando sempre e solo su commedie idiote o drammoni pesanti (…sì, sto parlando anche dei molto acclamati Sorrentino e Moretti). Bisogna ammettere che anche il fatto che i produttori italiano spingano e permettano di far uscire solo questi generi sia un forte deterrente per tutti coloro che vogliono provare altri generi cinematografici.

Parlando direttamente del film, esso unisce tre storie popolari con la giusta dose di cattiveria/negatività e brutalità. Sono racconti disincantati dove non si ha paura di mettere in scena aspetti brutali e corporali dell’animo umano e anche su questo punto faccio un applauso al coraggio di Garrone per evitare di propinarci la solita favoletta edulcorata in stile Disney. Non contento di affrontare (e in alcuni punti stravolgere) il genere fantasy, il regista crea un film che non ha il ritmo del tipico film fantasy.

Parlando da un punto di vista tecnico trovo che forse il film sia leggermente didascalico nel passaggio tra una storia e l’altra nel senso che scenicamente ogni passaggio viene introdotto da una inquadratura del castello corrispondente non avendo fino in fondo il coraggio di immetterci già nell’atmosfera e nel contesto desiderato tramite i personaggi.

Le musiche sono usate splendidamente, sostituiscono molto bene le parole essendo un film molto “muto” che cerca di stupire anche tramite questi mezzi più che di raccontare e riesce a farlo sopratutto tramite l’utilizzo di luoghi che sembrano di fantasia o costruiti in CGI quando invece l’uso del digitale risulta molto ridotto legato solo a un paio di trasfigurazioni e la presenza di due mostri che, tra l’altro si vedono ben poco sullo schermo e sono ben usati a servizio della storia (e non viceversa ) come spesso capita.

Il film risulta messo in scena attraverso un giusto equilibrio di archetipi di favole più pure e classiche con il gusto per lo stupore tramite l’utilizzo di molte inquadrature caratterizzate da un senso fortemente pittorico e dalla forte ironia macchiavellica. Questo porta la pellicola a “ballare” costantemente tra il divertente e l’inquietante. Matteo Garrone continua il suo essere un regista con un piede nella finzione (fantasy) e uno sulla parte realistica di una storia (come ha dimostrato con un impronta documentaristica in “Gomorra”).

Cosi il regista fa una cosa sconosciuta ai più: fidarsi delle immagini e non spiegare ed esplicitare tutto per forza…….applausi a scena aperta !!!!!!

Non contento, in un paio di occasioni sfodera quella maestria che possiedono in pochi cineasti, risolvendo alcuni importanti snodi narrativi: cercando di non spoilerare troppo, dico che a un certo punto sbuca un “qualcosa” all’improvviso ma non per magia o per buchi di sceneggiatura bensì perché il personaggio aveva già quel “qualcosa”, ma noi ce ne dimentichiamo perche’ presi dalla concitazione del momento.

Ribadisco quindi che è un film giocato sull’equilibro, non solo nella sua riuscita scenica. Tra le altre cose aggiungo anche l’utilizzo di una fotografia lucida dai colori sgargianti e dai costumi luccicanti con elementi gotici, con l’aggiunta di spruzzi di sangue e sporco di fango che accentuano la componente grottesca. Ma il suo essere equilibrato è ribadito anche dal fatto che le favole raccontate mostrano e insegnano che il mondo deve avere un suo equilibrio e che ad ogni azione consegue una reazione (cosa che viene esplicitata più volte da vari personaggi): lo spettatore viene costantemente tirato tra una visione più fantasy della vita e una vena più realistica.

Tra le poche pecche che riscontro, trovo che tutti personaggi del film sono mossi da egoismo (come è giusto che sia) ma che alcuni sono semplicemente più edulcorati di altri, solo per essere considerati buoni e quindi dare modo di identificarci con loro e creare una certa empatia mentre altri, invece, devono necessariamente e per motivi cinematografici passare per cattivi.

NOTA: Da un po’ di tempo alcuni film hanno la dicitura “film d’interesse culturale”, denominazione che gli permette di ricevere fondi per essere stato prodotto. Ci sono casi in cui hanno ricevuto questo tipo di contributi pellicole di registi già affermati (quando invece si dovrebbe dedicare questo denaro a nuovi registi) e di generi che non hanno nulla di interesse a livello culturale (per fare un esempio Neri Parenti con “Ma Tu di Che Segno Sei?”). Detto questo devo dire che è la prima volta che vedo questa dicitura avere davvero ragion d’essere; non tanto per il punto dedicato ai nuovi registi ma almeno per l’originalità del film fatto da Matteo Garrone.

VISTO DA JOE

Questo film potrebbe essere la risposta italiana a INTO THE WOODS: solo non ha parti cantate e la fiaba è trattata in modo diverso. Se nella pellicola di Rob Marshall si dà più rilievo alla componente spettacolare, grazie ad alcuni elementi magici che caratterizzano il film, nell”opera di Garrone invece è più in evidenza la trasfigurazione ma pure anche una sorta di minimalismo. Le battute spesso sono sostituite d sguardi, da silenzi, da ammiccamenti. Gli effetti speciali poi, sicuramente elaborati al computer, hanno un che di realistico. Nonostante questo, si mantengono le caratteristiche-base per definire fiabesco tutto l’insieme.

Lo spettatore non capisce subito che si tratta dell’intreccio di tre differenti storie che scorrono in parallelo: ci vuole un po’ a comprendere il dettaglio e di certo il film non aiuta se non attraverso le inquadrature dei castelli (notevoli gli scorci dall’alto del Castel del Monte, nei pressi di Andria) dove si svolgeranno di lì a poco parti dell’azione.

Il fatto di non aver organizzato bene l’alternarsi dei tre filoni non depone certo a favore: sembra di assistere ad un lavoro molto curato su un piano, ma decisamente disordinato dall’altro. Le tre storie alla fine si congiungono in uno sfondo di sobri barocchismi (urca, che ossimoro!) ma lasciano lo spettatore in sospeso. Sospetto un sequel del film perché c’è troppo nondetto in questo finale. Esiste anche un libro che mi procurerò al più presto per capire qualche dettaglio in più. Posso dire che non sembra il classico fiabone con happy end finale.

Riguardo agli attori, segnalo Salma Hayek nella parte di una madre regina disposta a tutto per avere un figlio ed essere corrisposta dal suo amore. Christian e Jonah Lees, fratelli nella vita, sono…fratellastri nel film (non posso dire di più altrimenti Marvin mi trasfigura…).

Vincent Cassel è un sovrano Don Giovanni sempre in cerca di avventure. Toby Jones, protagonista del terzo episodio, è sovrano distratto da mille curiosità che trascura la felicità dell’unica figlia.

Il film è caratterizzato dalla presenza di molte comparse anche di rilievo come Alba Rohrwacher. Però, come detto, si esce dal cinema non del tutto soddisfatti: sicuramente Garrone ha dalla sua esperienza, mestiere ma anche bravura. Qui, però, sembra essersene dimenticato in alcuni passaggi: qualche revisione/rifinitura sul prodotto finale non sarebbe guastata.

Marvin sta guardando alcune scartoffie, mentre arriva Joe che sta rimirando una bacchetta

M (distaccando rapidamente lo sguardo dalle sue carte verso Joe): Che è?

JG (con aria ammirata): Boh! L’ho trovata venendo qui.. Carina, vero?

M (non guardandolo, scorrendo nervosamente i fogli): Ma dai, è una bacchetta di plastica! Cosa ti credi?

JG (curioso ed ammirato): Magari funziona…

M (si gira di scatto mentre piega i suoi fogli, sarcastico): Sì, per farti diventare direttore d’orchestra! (esce arrabbiato)

JG continua a passarsi la bacchetta da una mano all’altra, quando nell’atto di alzarla partono i primi secondi di un ouverture musicale. Si ferma all’improvviso sconvolto per la magia. Guarda la punta della sua bacchetta e con un andamento lento riparte una musica che sembra seguire i movimenti della sua mano. Incantato da tutto questo JG esce inebriato da queste note che lo seguono.

Fonte: youtube.com

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commenti
  1. 76sanfermo ha detto:

    Ho paura che non sia il mio “genre”….
    Lo so che “chisseneimporta”, ma e’ solo che non riuscirò a confrontarmi con i vostri illustri pareri!
    Bacio doppio

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