SOUTHPAW

Pubblicato: settembre 6, 2015 in Uncategorized
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Locandina del film Southpaw - L'ultima sfida  Fonte: Trovacinema.it

 

Regia: Antoine Fuqua

Con: Jake Gyllenhaal, Rachel Mc Adams, Forest Whitaker, 50 cent, Oona Laurence

Genere: drammatico

 

 

VISTO DA MARVIN

Strano percorso quello del regista Antoine Fuqua che rimane pur sempre fedele al suo stile. Non è certo artista dai mezzi toni: il suo, piuttosto, è un cinema brutale in cui racconta storie di vita forti in maniera ferma e decisa. Ma ecco come semplici sfumature (un cast sbagliato, un uscita al cinema in un momento calcolato male e una riuscita in generale non ottimale) possono rendere le sue pellicole o dei gran capolavori riconosciuti e di grande importanza (“Training Day”, “The Equalizer”), o film riconosciuti come sbagliati o semplicemente venuti male (” King Arthur”, “L’Ultima Alba”).

Eccolo quindi cimentarsi con il tipico film sportivo di caduta e riscatto molto tradizionale e tutto sommato prevedibile come ogni film di questo genere: e infatti alcuni cardini chiave e passaggi narrativi sono inevitabilmente riprodotti e raccontati come il cliché richiede.

Ma vorrei precisare che troppo spesso si legge “tratto da una storia vera” e si sa benissimo che molti accadimenti e sfumature vengono modificate se non addirittura inventate del tutto. Informandomi su vari canali ho scoperto che quello che viene raccontato nel film è la verità nuda e cruda senza esagerazioni o modifiche narrative.

Inoltre un film sul pugilato, sopratutto per un attore, è considerato una prova importante di maturità cosa che, a mio avviso, non riguarda l’attore Jake Gyllenhaal che ha già dimostrato più volte la sua bravura e duttilità in ruoli anche diversi e impegnativi.

Altro punto fermo di questi film, oltre la prevedibilità, è la retorica ma credo ci siano film peggiori in questo senso che risultano molto più leziosi e pedanti. Anche quando questo film dà le sue “lezioncine” credo lo faccia in maniera sconnessa e non pulita: considero questo un punto a suo favore perché si parla di una retorica sporcata e quindi migliore in quanto più realistica.

Se devo dare una specie di chiave di lettura al film direi questo: il senso di sobrietà, di ricerca dell’armonia e del contegno sopratutto nei confronti dei sentimenti che i vari personaggi si ritrovano ad affrontare regna sovrano.

Mi spiego meglio…..

Anche nei combattimenti (che potevano benissimo e facilmente essere più incalzanti, fascinosi e spettacolari per il pubblico medio) il regista sceglie di non calcare la mano. L’unica cosa in cui decide di essere incisivo è l’interpretazione e la fisicità del suo protagonista.

Per tornare a combattere il nostro pugile mancino deve imparare a difendersi visto che prima era famoso proprio per incassare parecchio e non avere mai la guardia ben alzata.

Si assiste quindi ad un cambiamento nel suo modo di combattere grazie ad un nuovo allenatore. Questo viene ben seguito e gestito dalla narrazione soprattutto nel match finale, quando il modo in cui si racconta la vicenda e la regia stessa mutano radicalmente.

Se i primi combattimenti sono dettati da una furia visiva molto veloce e molto più in stile action, l’ultimo è più un fatto di testa, ragionato e portato avanti in maniera più realistica e sensata tanto che assistiamo a quasi tutti i 12 round che lo compongono.

Ripeto, questo discorso non è solo legato alla narrazione ma proprio alla regia stessa che cambia in questo senso.

Ci si potrebbe lamentare che la rivalità con il pugile sfidante sia poco accurata, poco sentita e il pathos quasi assente. Riguardo la chiave di lettura del film stesso è un grossolano errore di interpretazione: il vero nemico del protagonista è se stesso; il resto (l’avversario, il manager) sono solo mezzi per affrontarlo.

La pellicola potrebbe essere facilmente accusabile di “esser tutto e non esser niente” cioè di non essere un vero film di rivalsa: ha alcuni sentori di film di “revenge”; molti sentimenti ma non troppi da essere un film di sentimenti; offre pure accenni di critica sociale su un certo tipo di mondo sportivo ma io trovo che questo film, come anche il suo protagonista non possono essere “chiusi in un angolo” e farli appartenere forzatamente e commercialmente ad un solo genere.

Non bisogna sottovalutarlo perché facendo cosi lo si rifiuta e gli si dà la possibilità di “metterci al tappeto” uscendo cosi sconfitti dalla visione di un film, liquidandolo facilmente dicendo solo: non ci è piaciuto!

Io mi porto dietro questo film anche dopo la sua visione (quanti film riescono davvero in questo senso??) pur non essendo pieno di espedienti che lo rendono facilmente trasportabile nei ricordi: altri prodotti simili usano personaggi particolari, altri ancora scene d’azione roboanti. Ripeto: quanti film riescono davvero in questo senso SENZA questi espedienti furbetti???

Io trovo che “Southpaw”  abbia proprio in sé il pregio di giocare di sottrazione e di esser poco d’effetti (il combattimento finale non è glorioso nella messa in scena risultando molto tecnico e quasi estenuante) cosi da farcelo ricordare.

 

Nota finale: peccato che, come a volte capita, un grosso colpo di scena (importante per la narrazione, che accade a mezz’ora del film) viene reso noto nel trailer!!!!! Davvero una cosa stupida

 

VISTO DA JOE

Jake Gyllenhaal ha di sicuro fatto un altro passo importante per essere definito grande. In precedenti commenti ho avuto modo di riscontrare un dettaglio che lo mette molto in evidena rispetto a molti dei suoi colleghi. Per quanto bravi, gli ‘altri’ interpreti non fanno mai dimenticare del tutto se stessi: non è tanto una questione di trucco riuscito male, imperfetto, quanto di una qualità di recitazione. Guardando i film di Gyllenhaal, si nota veramente un cambiamento significativo passando da un personaggio all’altro. Sarebbe ora che il pubblico si accorgesse di lui con maggiore attenzione.

Mc Adams esegue il suo compito in un modo un po’ scolastico, senza infamia e senza lode (ma con più lode che infamia).

Whitaker, professionista dalle provate capacità, è il co-protagonista e nel suo essere un piacevole ‘grillo parlante’ contribuisce alla riuscita della storia. E’ un peccato che una carriera come la sua non abbia ricevuto quei riscontri che meritava. Un bravo va pure a Laurence nella parte della figlia dodicenne: in questo tipo di storie, personaggi di questo genere appaiono fin troppo stereotipati. Laurence invece riesce a staccarsi da un certo cliché arricchendo il suo ruolo con un percorso abbastanza diversificato negli esiti e per questo motivo interessante.

Perché poco sopra ho detto in questo tipo di storie?

Ho iniziato il post parlando subito degli attori perché mi premeva ribadire quanto già avessi detto in precedenza su Gyllenhaal.

La storia mi passa un po’ in secondo piano perché la vicenda è tra le più consuete, perché contiene quella serie di avvenimenti che potrebbe capitare a ciascuno dei piccoli microcosmi che popolano questa terra: oggi tutto va a gonfie vele ma una serie di casualità potrebbe cambiare le cose in meno di ventiquattro ore. E’ la costruzione del personaggio di Billy Hope che rende un po’ differente il prodotto. Il suo essere mancino (southpaw è il termine tecnico che indica questa caratteristica), il suo essere aggressivo, vengono rielaborati dall’allenatore Whitaker.

Un film sul pugilato, poi, ha illustri predecessori a cui rendere doverosi tributi: Rocky, prima di tutto, oppure Toro Scatenato (e la lista potrebbe continuare). L’opera di Fuqua avrebbe potuto anche intraprendere la strada delle ‘citazioni’ per cavarsi dall’impaccio e qualcosa, all’interno della realizzazione  effettivamente sussiste. Ma si può dire che la pellicola viva di propria luce in modo onesto, senza essere debitrice di nessuno. Senza la partecipazione di Gyllenhaal, il film perderebbe di molto (probabilmente non l’avrei nemmeno preso in considerazione perché il pugilato non mi appassiona per niente). Rimane il fatto che certa retorica e certi cliché NECESSARIAMENTE devono esistere in una simile vicenda.

Sopportateli se decidete per questo titolo.

 

Joe è in scena da solo, sta dando un’occhiata ad alcuni fogli. Poco dopo arriva Marvin che gli si fa accanto adocchiando gli stessi fogli da dietro la spalla di Joe.

JG (sorpreso, guardando ripetutamente i fogli): Marvin… Guardando quello che abbiamo scritto sul film noto che esiste qualche margine di accordo… (guardandolo in faccia, accennando un sorriso) Che dici? Può essere di buon auspicio per il prosieguo della stagione?

M (innervosito dalla situazione, sostenendo lo sguardo): Non ti illudere…E’ PURA e semplice coincidenza! (A JG si ‘spegne’ lo sguardo, M se ne accorge e rincara la dose) E’ praticamente impossibile che io e te si possa essere della stessa idea riguardo un film (JG è impietrito), se mai dovesse capitare è pura e semplice coincidenza (esce agitando l’indice della mano destra, ripetendo più volte l’espressione ‘pura e semplice coincidenza’; JG rimane nella stessa posizione).

 

fonte: youtube.com

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