BIRDMAN (O l’imprevedibile virtù dell’ignoranza)

Pubblicato: febbraio 12, 2015 in Uncategorized
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Locandina del film Birdman (o l'imprevedibile virtù dell'ignoranza) Fonte: Trovacinema.it

Regia: Alejandro Gonzalez Iñárritu
Con: Michael Keaton, Edward Norton, Emma Stone, Naomi Watts, Amy Ryan.

Genere: commedia

VISTO DA MARVIN

Molti dicono che il regista Alejandro Gonzalez Inarritu, dopo essersi diviso dal suo sceneggiatore storico Guillermo Arriaga, non abbia diretto film d’alta qualità.

Certo, il suo “Biutiful” non è questo gran capolavoro ma sfido chiunque a dire cose negative verso questo suo ultimo film.

Virtuosismo esagerato anche sotto il livello tecnico, accompagnato da interpretazioni superbe di tutto il cast in generale. Ecco, già posso dire con certezza che questo film possiede entrambe le caratteristiche cardine di quello che può essere considerato “un gran film” cioè la tecnica e la recitazione. Troppo spesso capita che venga evidenziata una a discapito dell’altra e abbiamo cosi film non memorabili e facilmente dimenticabili.

Certo il regista è un po’ “paraculo” (scusate il termine) e lo dico in senso bonario, perché usa un cinema modaiolo per trasmettere un proprio messaggio. Siamo circondati da super-hero-movie quindi costruisce un dramma che cita molto spesso i super-hero-movie partendo dal cast: Michael Keaton è stato il primo Batman cinematografico, Edward Norton ha interpretato il gigante verde Hulk e Emma Stone è attualmente la fidanzata di Spider-Man. Questo e le continue battute presenti nel film sul voler ingaggiare un famoso attore o incrociarlo in un incidente aereo ne fanno di questo “Birdman” un film infarcito di metacinema.

Ma attirando e divertendo lo spettatore con questi espedienti che possono anche solo far sorridere, bisogna prendere coscienza e si viene cosi conquistati dell’esperimento di cinema roboante di Inarritu. Lo stile grafico e la ripetizione di alcuni schemi può anche risultare ridondante dopo un po’ ma davvero mai statico e ripetitivo negli argomenti e nelle emozioni espresse. Rimane il fatto che il percorso dello spettatore come del protagonista stesso è tortuoso e non privo di insidie e di difficili momenti narrativi che fanno di questa un’opera molto ingarbugliata ma decisamente e piacevolmente irriverente.

La non apparente presenza del montaggio (c’è ma non si vede) e l’utilizzo del movimento di macchina per ogni personaggio che entra ed esce dalla scena calcolato a livello millimetrico rendono la pellicola un film sbalorditivo a livello tecnico ma non solo: i lati positivi vengono fuori anche da tutto il discorso legato alla ricerca della celebrità, all’essere ossessionati dal successo e dalla presunzione verso se stessi e verso gli altri, senza dimenticare gli insuccessi personali, le cadute nell’oblio e della propria vulnerabilità.

Il regista ci parla del successo legato al mondo teatrale, a quello del grande schermo e a tutti i mezzi virali, come se milioni di contatti o condivisioni equivalgano a un briciolo di rispetto o amore da parte del pubblico.

Ha parecchio da dire il regista e spesso i discorsi si sovrappongono e i finali forse stancano ma meglio chi rischia troppo bruciandosi (mi viene in mente Christopher Nolan con “Interstellar” e in generale tutto il suo modo di fare cinema) rispetto a chi non rischia e cammina su percorsi facili

La cosa straordinaria è che tutte le cose che il regista ha da dire, le dice con una tecnica estetica non indifferente (e non sto parlando solo del montaggio/non montaggio) ma i movimenti di steady-cam sono fluidi come la nostra vita in un flusso continuo di emozioni, di alti e bassi (il continuo scendere nei meandri del teatro, contesto del film, è una chiara rappresentazione di questo) e che rappresentano anche il doppio dell’animo umano costantemente diviso tra l’essere e l’apparire in continui sali e e scendi emotivi.

Tutto questo porta ad un film divertente, sagace e che osa senza edulcorare nulla, anzi si spinge pure al grottesco senza paura, in un ritmo che mai si prende un attimo di riposo se non in piccoli momenti di chiarificazione tra personaggi dove però anche li la telecamera non sta mai ferma e continua a volteggiare e muoversi. Un film che si prende anche la libertà di alternare momenti di satira e presa in giro dello show business con altri di pura e profonda drammaticità interiore del nostro protagonista che dovrà fare i conti col suo alter-ego, il supereroe “Birdman” che si fa sempre più insistente.

Questo diverso cambio di regime si fa più forte nel finale molto drammatico e pesante lasciando per strada quel tocco di satira, di comicità amara e leggerezza finto frivola comica che un po’ dispiace.

Si potrebbe continuare all’infinito (ops, mi sono dilungato troppo??) a elencare le chiavi di lettura di questo film come i molteplici spunti divertenti e di enorme spessore e spiace che a volte alcuni di questi si susseguono talmente velocemente che non fai a tempo a stargli dietro anche perché distratto da una regia impegnativa. Ma questo potrebbe anche essere un buon motivo per rivedere di nuovo il film, cosa che dovrebbe capitare più spesso con le pellicole e invece siamo sommersi da film usa-e-getta insulsi e senza nulla di fondo.

 

Nota

Secondo me c’è una piccola incongruenza nel finale: cercando di non spoilerare troppo ci sono alcuni accadimenti, molto fantasiosi durante il film, che sono evidentemente punti di vista, divagazioni astratte del nostro protagonista. Il film si chiude con una di queste ma vista (e quindi confermata) da un altro personaggio presente in scena. Ora, fino a quel momento erano particolari astratti del solo protagonista ma con l’ultimo attimo diventano realtà filmica e quindi, secondo me incongruente con il resto della pellicola.

 

VISTO DA JOE

E adesso??

Dovrò riscrivere tutte le precedenti recensioni. Dovrò riparametrarle alla luce di uesto film pazzesco. Io che brontolo sempre, finalmente lo posso dire senza troppi dubbi. Questo è un signorfilm, ed è il film più bello visto in questa stagione piuttosto povera di chicche. E non lo dico nel senso del meno peggio. E’ proprio bello perché coinvolge lo spettatore sotto molteplici punti di vista. Numerosi sono i piani di lettura con cui gioca Inarritu (Joe compra una tilda la prossima volta). Tra questi il parallelismo tra Michael Keaton/attore e Michael Keaton/personaggio: la vicenda narra di un attore in età non più verde (Keaton, appunto) resosi famoso per aver impersonato con successo un super eroe al cinema. Ora, dopo anni di silenzio, vorrebbe tornare al successo cimentandosi in qualcosa di più serio. Guarda caso, per quei pochi che non lo sapessero, Keaton è stato più volte interprete di Batman, ed è da un po’ di tempo che non lo si apprezza in produzioni di rilievo.

Ma il film non è solo questa storia.

Il film è una meravigliosa miscela di situazioni realistiche, surreali, visionarie, di personaggi che riflettono con se stessi ad alta voce…

Inarritu sembra un pittore che, appena appoggia un pennello secco sulla tela, fa apparire un insieme brillante di colori che allo stesso tempo sono forma e sostanza. Non è un semplice abbagliare per nascondere quello che non c’è. E’ un invitare il pubblico a giocare con il cineasta e con i protagonisti della storia che si inseguono nei meandri stretti e claustrofobici del teatro, grande metafora dell’inconscio, che è al centro della storia.

E mentre osservi l’andirivieni dei personaggi, ti accorgi che le scene hanno strane prospettive, che le angolazioni sono strane, sono fuori dal comune. Solo dopo scatta un ping!..che mi fa risvegliare dal mio sonno di spettatore medio e capisco che Inarritu (la tilda, Joe) ha utilizzato la tecnica del piano sequenza e della telecamera a spalla, la steady-cam per intenderci. La resa è tutt’altra cosa rispetto alla norma e non c’è l’effetto mal di mare che potrebbe essere causato da una mano poco ferma.

Ma poi ecco un altro dettaglio importante: il suggerire che prevale sul dire, senza sostituirlo, senza rendere la vicenda troppo criptica. Vedendo pellicole al cinema lamento spesso il troppodire di certe realizzazioni, o l’eccesso di sottrazione di altre rese sullo schermo. Il suggerire è ciò che rende lo spettatore attivo, perché ci mette del suo per completare le scene e a volte anche per completare la storia.

Michael Keaton realizza un personaggio a trecentosessanta gradi, caratterizzato da ansia, superomismo, presunzione, debolezza, arroganza, sensibilità (a senso unico e non). Gli altri personaggi fanno da eccellente ed elegante contorno. Tra questi spicca Edward Norton. Oserei dire che l’attore è scoppiettante. Meno male per Keaton che il peso di Norton nella storia è relativo. Se la parte di quest’ultimo fosse stata più ampia, di sicuro avrebbe surclassato Keaton in tutto e per tutto: nel confronto tra i due Ed ruba astutamente la scena a Michael con battute, espressioni facciali e atteggiamenti che ne fanno un attore davvero professionista.

Piccolo discorso Oscar. Premetto che, secondo la mia opinione, ricevere un Oscar, non significa sempre sigillo di qualità: l’assegnazione del premio è spesso dettata da leggi che poco riguardano la qualità o l’arte in generale.

Ma insomma, io dico che Inarritu (aridaje con la tilda, Joe) dovrebbe raccogliere onorificenze in TUTTE le categorie dov’è candidato. Se non altro come miglior film.

 

 

Joe arriva dal fondo della scena e si piazza in mezzo, illuminato da un occhio di bue. Ha in mano un foglio che leggerà con aria da grande cerimoniale

JG: Clint.(alza gli occhi)...Vai pure a casa..(riguarda il foglio)…Wes…(alza gli occhi)…Rivedibile..anzi, no… Rimandato a settembre! (riguarda il foglio)

(intanto arriva Marvin che non capisce cosa sta succedendo)

JG: The Imitation Game…

M (interrompendo prima che Joe possa fare danni incalcolabili): Ma non l’hai nemmeno visto!!… Cosa vuoi dire??

JG (con un po’ di rassegnazione): Va bè… Bello sulla fiducia, ma senza esagerare….(riguarda il foglio)Tim Burton …(alza gli occhi) Sparisci, che è meglio per tutti…

M (intervenendo): Ma che cos’è sta buffonata? Vuoi rovinarci??!?

JG (con un po’ di disprezzo): Diciamo che stavo dando qualche consiglio..

M (interrompendolo, verso un ipotetico pubblico, con fare assertivo): Sia chiaro..(indicandosi ripetutamente) Io mi dissocio ufficialmente da questa ignobile farsa…

JG (con rassegnazione, lasciando cadere il foglio): Che novità il fatto che tu (caricando) non sia d’accordo con me…(esce)

(Marvin rimane di pietra, a bocca aperta)

 

Fonte: Youtube

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commenti
  1. Aldo Costa ha detto:

    Marvin, c’è un’altra incongruenza oltre a quella che citi: il proiettore che casca sulla testa dell’attore in scena. è caduto per caso?
    Recitazione ottima, hai ragione, eccetto che per una scena, quella in cui occhioni XXL parla sul terrazzo per la prima volta a Edward Norton. Quando passa in primo piano e gliene dice quattro, ti chiedi se la signorina stia parlando al regista, all’operatore, al truccatore o a chi altri. A tutti meno che all’interessato.
    JOE. Un signor film… Va bene, Però che occasione si è perso il regista per una bella battuta al fondo del bancone del bar, litigando con Tabita. me la aspettavo, ero pronto a ridere e invece non è arrivata. Se vuoi te la scrivo in privato.

  2. 76sanfermo ha detto:

    Poi , dirai anche a me , in privato , la battuta a cui accenni.
    (Mi consigli di vederlo anche con chi sai?)
    A tutti e due grazie, grazie

  3. joe ha detto:

    ciao Aldo, che piacere leggerti su queste pagine. Ricordo la scena che dici, ma sinceramente non mi è venuta in mente nessuna occasione persa. Sono molto curioso di conoscerla in privato.

    ciao 76… tra un po’ ti ribattezzo 176-176…Vedere quel film con chi so io?Difficile darti una risposta…Potresti provare a rischiare ma… boh.

  4. marvin ha detto:

    Ciao Aldo,

    la scena in cui cade il proiettore è voluto anche perchè uscendo di scena l’attore “colpito” è il motivo per far entrare nel film Edward Norton.
    Invece ti dico un’altra scena non voluta : circa ad 1 ora di proiezione, in un volteggio di camera si vedono di sfuggita un uomo e una donna nudi uscire da un camerino per entrare in un altro. questa non è voluta.
    Il regista ha dichiarato che durante le lunghissime scene senza tagli (che potevano durare anche 20 minuti) tutti gli attori dovevano muoversi, uscire dalla scena ed entrare con una precisazione millimetrica e se uno tardava o anticipava troppo si doveva rifare tutto da capo!!!!!!

    Che lavoraccio!!!!!

    grazie davvero del comento

  5. joe ha detto:

    ma come???? solo BRILLIANT??!!!
    😀

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