STILL ALICE

Pubblicato: febbraio 2, 2015 in Uncategorized
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Locandina del film Still Alice Fonte: Trovacinema.it

Regia: Wash Westmoreland, Richard Glatzer

Con: Julianne Moore, Alec Baldwin, Kristen Stewart, Kate Bosworth, Victoria Cartagena, Hunter Parrish.

Genere: biografico/drammatico

VISTO DA MARVIN

Risulta spesso difficile creare un film che tratti di una malattia e farlo in maniera onesta e giusta. Intendo dire realizzarlo NON con il solo scopo di far vincere l’Oscar al suo protagonista (spesso tramite trasfigurazioni fisiche) e cercando di spingere poco o comunque non in maniera eccessiva e pedante sull’effetto drammatico che la vicenda porta inevitabilmente con sé.

Per fortuna questo è quello che è successo al film in questione; i due registi Wash Westmoreland e Richard Glatzer sono riusciti a non calcare troppo la mano sul triste e sul senso di drammaticità gratuita a buon mercato donando al film un senso di sincerità e bontà che ben gli s’addice. Tante volte, spesso direi, chi realizza un film non capisce che già la vicenda ha una sua tristezza di fondo senza che si debba ricorrere a mezzi scenici volutamente enfatizzanti sui vari momenti tristi, sul forte senso di tristezza e di perdita che accompagna la vicenda ( visto che purtroppo si sta’ parlando di malattie gravi che portano a sofferenza fisica e morale di tutti i personaggi che vivono indirettamente o no la vicenda).

Ma essere semplici e sinceri non ripaga: spesso non dà quel tornaconto economico e quell’ampiezza di respiro commerciale che è, in definitiva, lo scopo principale di chi fa cinema. Il film in questione è stato accolto bene dalla critica, ha anche vinto molti premi ma se messo a confronto con altri prodotti di questo genere non ha avuto gli stessi introiti economici e la stessa distribuzione come numero di sale.

Mi viene da precisare che il film parla di una persona che ha una certa malattia e non di una malattia raccontata per mezzo di una persona; sottile ma significativa la differenza tra i due concetti.

Ma anche questo è un film costruito sulle interpretazioni e qui si dimostra come il lavoro dell’attore è davvero magnifico se lasciato libero di esprimersi e non soffocato sotto effetti speciali che spesso prendono il sopravvento sul lavoro dell’interprete o virtuosismi registici che attirano su di sé l’attenzione più del dovuto. Julianne Moore si dimostra artista perfetta per incarnare una persona che scopre di essere affetta dall’Alzheimer, non lavora tanto di trasformazione fisica (anche perché questa malattia non porta a una degenerazione fisica quanto invece porta ad una più emotiva colpendo il cervello e la memoria). Sopratutto è un’interpretazione mai gridata e sempre fatta di piccoli attimi indimenticabili. Un altro fattore aggiuntivo è che tutti gli attori intorno a lei riescono bene a farle da spalla dimostrando come una famiglia può affrontare l’arrivo di una malattia cosi imponente e affrontarla nel loro piccolo nucleo.

Tra i rapporti con gli altri personaggi mi sento di dare il giusto applauso critico a quello presente con la figlia più piccola della coppia formata da Julianne Moore e Alec Baldwin. La loro è una famiglia medio/borghese i cui figli sono colti e hanno intrapreso carriere importanti: invece la più piccola è decisa  a fare l’attrice ad Hollywood con tanto di gavetta e quindi distante, in ogni senso, dal resto del nucleo familiare. Con quest’interpretazione, Kristen Stewart (sì, proprio la protagonista della saga “Twilight”) si dimostra attrice, amplia il suo spettro emotivo e si fa ben notare in questo ruolo significativo soprattutto perché, con la malattia che avanza, le due donne trovano un nuovo inizio di rapporto, un modo per riavvicinarsi.

Complimenti quindi al tono scelto per la vicenda che dimostra come una persona che ha vissuto direttamente una situazione del genere (massimo rispetto per i due registi e per tutte le persone che sono state toccate da questo morbo) sappia trattare con il giusto rispetto una circostanza di dolore anche se mediante un mezzo divulgativo, come il cinema, che è una delle massime espressioni commerciali dei nostri tempi.

VISTO DA JOE

Premetto. Ho. Una. Paura. Fottuta. Delle. Malattie. Degenerative. Non so cosa mi abbia attirato alla visione di uesto film. Pensavo di venirne fuori più devastato. Ne sono uscito però con l’idea che la pellicola non fosse riuscita. Non discuto la bravura, l’eleganza, la sobrietà della recitazione di Moore (anche se per il mio gusto si è fatta apprezzare altrove).

Discuto l’insieme del film che mi è parso un po’ troppo scientifico e a tratti un po’ troppo didascalico (Spettatore, ecco, ti faccio vedere lei che non si ricorda una parola; lei che non riconosce un familiare; lei che si preoccupa). Non manca nemmeno la retorica. Ma qui purtroppo non è un male necessario, bensì qualcosa che poteva essere calibrato diversamente. E’ chiaro che, all’interno di una famiglia, situazioni così invasive portano le persone a riavvicinarsi. Anche in questo film si sottolinea il tentativo di una delle figlie del personaggio-Moore di recuperare il rapporto con la madre. L’attrice che fa la figlia coniuga la sua espressività con una recitazione abbastanza adeguata. Purtroppo tutto questo lato positivo si fa travolgere da un finale che a mio parere risulta telecomandato.

L’opera avrebbe potuto prendere una piega particolare in un passaggio dove Moore si trova sdoppiata, ma anche qui,…occasione persa. Trattare tematiche di questo genere implica sempre cadere in un certo quantitativo di melassa. Non sono un cineasta, ma io avrei realizzato diversamente la storia partendo dalla fase terminale della malattia ed inserendo a poco a poco tutti i flash-back necessari per comprendere il contesto. Ma con questo non voglio dire che la mia soluzione sia originale, anzi.

Della recitazione di Moore ho già detto: seppur brava, non le darei l’Oscar. Nel cast –attori poco noti a parte Alec Baldwin-, si distingue solo l’interprete della figlia minore, Kristen Stewart, che rende bene il suo essere pecoranera, che con i suoi modi ed i suoi tempi (e non con i modi ed i tempi imposti dal ceto medio borghese da cui proviene) vuole riavvicinarsi alla madre (senso di colpa? Spirito di abnegazione?).

A me non ha lasciato a bocca aperta…

Joe e Marvin sono uno accanto all’altro; stanno leggendo le bozze delle loro recensioni sul film.

M(dispiaciuto): Oh no! Ho dimenticato di inserire alcune cose nel mio articolo.

JG (anche lui dispiaciuto): Oh! Caspita anch’io.. Orca, ho dimenticato la biro a casa…

M (rivolto a Marvin, e cercando nervosamente in tutte le tasche): Aspetta, dovrei avere una penna… (si interrompe bruscamente) Oh no! Era nella tasca della giacca..(guardandolo all’improvviso e indicandolo ripetutamente con l’indice) che ho lasciato sulla tua auto..

JG (sobbalza): Osssanti…Non mi ricordo più dove l’ho parcheggiata…

(ognuno è per conto suo: Joe si arrovella cercando di ricordarsi l’ultimo parcheggio; Marvin continua a cercare nelle tasche convinto di poter recuperare qualcosa. Quando si ritrovano faccia a faccia)

M: No, dai..

JG: E’ solo un po’ di stress…

M: Qui ho un’altra penna

JG: La macchina è qui dietro l’angolo..

M (rallegrandosi): Ooooohhhh… Beeeneee

JG (avvicinandosi): Sì, maaa… Tu chi sei?

M (guardandolo un po’ storto): Che sei scemo, eh? (escono)

Fonte: youtube

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commenti
  1. 76sanfermo ha detto:

    Devo dire che l’unica cosa che mi attira , di questo film , e’ la recitazione di Kristen Stewart…
    Per il resto ….forse lo guarderò in tv quando lo trasmetteranno….
    Grazie , come sempre , del vostro prezioso intervento!

  2. Sefora ha detto:

    Che film terribile hanno scelto i Malandrini! Nonostante la tristezza (confesso che ho pianto), il film mi ha fatto riflettere sull’importanza di avere accanto una rete di affetti nei momenti più difficili. Salutoni

  3. joe ha detto:

    un ciao ad entrambe! Sefora, la tua riflessione è molto puntuale e ampiamente condivisbile ma.. a me il film non ha convinto.

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