LO SCIACALLO

Pubblicato: novembre 27, 2014 in Uncategorized
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Locandina del film Lo sciacallo Fonte: Trovacinema.it

Regia: Dan Gilroy

Con: Jake Gyllenhaal, Rene Russo, Bill Paxton, Anne Mc Daniels.

Genere: drammatico

 

VISTO DA MARVIN

Esistono i “colpi di fulmine” per un film? Secondo me sì. Vi è capitato mai di aspettare con ansia un film non tanto perché il marketing lo venda in una certa maniera ma proprio perché la storia, il regista e magari uno o più attori presenti nella pellicola vi attirano? Sì, tante volte… E spesso si viene sorpresi in negativo e poche volte si conferma quello che ci si aspetta.

Questo è il caso di questo film del regista Dan Gilroy alla sua prima prova da regista con uno scavato e ossuto Jake Ghyllenhaal che narra un qualcosa mai affrontato prima cioè il lavoro dei free-lance in campo giornalistico, per intenderci, quelli che arrivano per primi a fare registrazioni nel luogo di un incidente e poi vendono il filmato alle testate giornalistiche. Ma fin qui la storia potrebbe essere interessante e nulla più. Ma ecco arrivare quelle certezze, quelle aggiunte che ti fanno essere ancora più convinto che le tue aspettative sono state non solo confermate ma anche superate.

L’etica giornalistica, la schiavitù dell’audience sono solo alcuni temi trattati e leggendo anche solo la trama ci si poteva aspettare che il film andasse solo in quella direzione. Ci sono anche gli schemi mentali così precisi del protagonista che lasciano folgorati, pensieri che possono essere attribuiti a una qualunque società o ad ogni persona, ideologie di derivazione capitalista odierna e dell’estremizzazione del sogno americano: se solo si riuscisse ad eliminare “dall’equazione” la morale e l’empatia legata ai sentimenti e a limiti dettati dal sociale tutto questo potrebbe essere accettato senza remore.

Tutti rimaniamo quasi inorriditi dal viaggio senza scrupoli del protagonista ma come succede anche nel film nessuno, lungo il suo cammino di gloria, si para fermamente davanti a lui e anzi tutti vengono plasmati e convinti al suo volere perché in fin dei conti ognuno vuole il successo, i soldi: in tal senso, il proprio attaccamento alla morale è assai fragile. Inoltre, la pellicola ci mostra che ogni inquadratura, anche la più documentaristica e reale, è soggetta a implicazioni soggettive.

Schiacciante, spietato e senza una briciola di lieto fine come se alla fine la giustizia (divina o sociale) debba per forza intervenire e trovare una via per ridarci un senso di bontà che ci faccia star tranquilli e di castigo alle persone cattive.

Parlando sul lato tecnico, Dan Gilroy ha costruito un film dalla struttura tipica degli anni ’70/’80 per montaggio, musiche e anche per alcuni vuoti di sceneggiatura, dettagli non del tutto espliciti ma di sicuro chiarissimi a una visione più attenta. Un film che ricorda molto la struttura di “Drive” di Nicolas Winding Refn, ma mai troppo didascalico nelle sue intenzioni di fondo ed attento a creare anche qualcosa che riesca ad intrattenere il pubblico esigente.

Quindi per tutti i suoi riusciti discorsi, per non esser sceso a compromessi buonisti e per valori aggiunti tecnici e recitativi (Jake Gyllenhaal mi ha messo i brividi, vero terrore in una paio di passaggi) dico che questo film mi è piaciuto prima, durante e dopo.

 

VISTO DA JOE

Nì.

Il “Sì” va di sicuro a Gyllenhaal. Molti sono gli attori bravi. Quelli semplicemente bravi sono quelli che affrontano la loro prova, ma alla fine sono sempre loro: non riescono a nascondere del tutto la loro persona nel personaggio che devono affrontare. Gyllenhaal mi dà l’idea di essere bravo bravo: non è la faccia dell’attore quella che vediamo in questo film, ma quella del personaggio. E poi confrontando questa performance con quanto fatto in THE ENEMY (non ancora uscito in Italia ma recensito da Marvin e da me) ci si accorge di un lavoro di interpretazione decisamente più profondo: esce sempre un qualcuno che non è l’attore ma il ruolo da lui affrontato.

Il film narra una storia caratterizzata da un cinismo assai verosimile: non è la prima volta che il cinema si occupa di tale argomento, ma è sicuramente l’ambientazione ad essere interessante e ad attirare.

Gyllenhaal è un giovane spiantato alla ricerca di denaro. Grazie a circostanze fortuite capisce che la strada per ottenere un simile scopo, è quella di occuparsi di fatti di cronaca da filmare e da rivendere alle più importanti testate televisive. Più il suo ‘girato’ è violento e intriso di sangue, più avrà possibilità di guadagnarci. Se in un primo tempo il personaggio si improvvisa in tale mestiere, a poco a poco si osserva come affina il suo talento sia nell’essere sempre ‘sul pezzo’, sia nello sbaragliare la concorrenza.

Alla lunga, anche i sentimenti risentono di questo passaggio alla spregiudicatezza: amicizia e amore sono in funzione di qualcosa che non è proprio così trasparente.

Non ritengo che il cinismo sia la medicina del mondo, anzi, cerco di fuggire da tutto ciò che si pone in modo sprezzante. Quello che non riesce al regista è di creare un rapporto di sinergia, o meglio, di complicità tra il protagonista e lo spettatore. Ci fosse stata questa empatia con il personaggio, avrei soprasseduto su una serie di difetti: un piccolo vuoto di sceneggiatura, una serie di aspettative sugli sviluppi della sceneggiatura, ma soprattutto il finale, secondo me, non chiudono realisticamente i conti. Probabilmente desideravo qualcosa che agli occhi dei più potrebbe essere scontato. Ma la piega conclusiva mi sembra che rovini un po’ un meccanismo che fino a due terzi circa è costruito in modo corretto con un certo ritmo, né troppo lento né troppo incalzante (ecco dove sta il mio Nì).

Gyllenhaal è bravo perché infonde al suo Lou un’impronta mefistofelica piuttosto inquietante: ne consegue un personaggio adeguatamente border line, che ti tiene sulle spine perché riesce a tenere un certo equilibrio tanto quanto potrebbe “sbroccare” alla prima occasione. Sarà bello vederlo in un prossimo film, per capire davvero se è semplicemente bravo o bravobravo.

Nel cast, non ci sono figure che spiccano particolarmente se non quella di Rene Russo anche se le sue caratteristiche risultano complessivamente stereotipate.

 

Marvin arriva in auto sotto casa di Joe strombazzando con il clacson; dall’autoradio esce la musica di PETER GUNN; nonostante sia piena notte, Marvin indossa occhialoni neri. 

JG (si capisce che si è vestito di corsa e si avvicina trafelato all’auto): Cosa… Cosa è successo???!! 

M (gira leggermente lo sguardo e senza fare una piega si rivolge a Joe) : Sali, abbiamo un lavoro da fare! 

JG (mentre entra in macchina ): Ma cosa vuoi a quest’ora?! Sono le 3 di notte e cosa dovremmo fare di cosi urgente??? 

M: dobbiamo trovare un cinema aperto. IO HO BISOGNO DI VEDERE UN FILM!!!! 

JG (incredulo e con gli occhi sbarrati tira fuori dall’interno della giacca degli occhiali da sole ): Sono le 3 di notte, è buio, portiamo tutti e due gli occhiali da sole… (guardando il cruscotto, rincuorandosi in parte) il pieno di benzina c’è e abbiamo pure le caramelle….. Speriamo solo che questo film (rimarcando con un po’ di astio) mi piaccia… (M sorride sornione)

(libera citazione da THE BLUES BROTHERS)

 

Fonte: youtube

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commenti
  1. 76sanfermo ha detto:

    Mi piace la tematica di questo film. Per il resto, a chi dar retta, a Marvin o a Joe?

  2. Vale ha detto:

    Visto ieri sera in streaming (ovviamente): sono pienamente d’accordo con Joe stavolta. Incredibile ma vero. Il finale mi ha delusa molto. Peccato perchè il film stava girando bene.
    Anche io quindi giudizio “nì”.

  3. joe ha detto:

    ciao 76, ciao Vale
    E’ vero, Vale (almeno per noi due): il film stava girando bene e poi…TRAAAAXXX…una svolta improvvisa verso il nì!!

    J.

  4. Sefora ha detto:

    Non so giudicare il film. Mi è rimasto, dopo averlo visto, come un senso di repulsione, mi chiedo come si fa a chiamare sciacallo un essere abominevole come quello descritto. Gli sciacalli (e i lupi, gli squali e via di seguito) sono animali. Gli altri sciacalli (non gli animali, quelli no) provocano in me un profondo disgusto.
    Un saluto a Joe e all’altro Malandrino, sempre bravissimi.

  5. joe ha detto:

    bè..gli sciacalli sono sì animali, che però non hanno proprio ‘simpatiche’ abitudini… 😉

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