ANTEPRIMA: ENEMY (L’uomo duplicato)

Pubblicato: aprile 27, 2014 in Uncategorized
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Fonte: google.it

 

Regia: Denis Villeneuve

Con: Jake Gyllenhall, Mélanie Laurent, Sara Gadon, Isabella Rossellini, Stephen R. Hart

Genere: thriller

 

VISTO DA MARVIN

Denis Villeneuve…questo nome non è nuovo a chi è solito visitare questo blog: sì perchè qualche tempo fa abbiamo recensito il suo film “Prisoners”, con pareri anche discordanti (come è buona tradizione tra me e Joe). In breve tempo ecco che ci capita di visionare un suo nuovo lavoro, attratti anche dal fatto che il film in questione è tratto dal libro “L’Uomo duplicato “di Josè Saramago che entrambi abbiamo letto quasi contemporaneamente.

Dopo la mia opinione positiva di “Prisoners” devo dire che il regista mi convince sempre più e si candida ad essere tra quelli che terrò d’occhio molto volentieri; credo che di tutt’altra opinione sarà il mio socio Joe.

Quello che mi ha conquistato del film è che l’atmosfera, la cadenza e lo stile di tutta l’opera ricalca molto ciò che ho sentito durante la lettura del libro. Alto era il rischio di trasformare questa storia in qualcosa di completamente diverso, magari un thriller adrenalinico con un ritmo molto sostenuto, fotocopia di storie come se ne vedono tante in giro oppure un film d’azione, pieno di esplosioni e omicidi (in stile Michale Bay). Questo film è il perfetto esempio di come una vicenda (tratta o meno da un libro) possa esser messa in scena in vari modi: quello che fa la differenza è il regista.

Altra caratteristica sono le modifiche narrative in relazione al libro. Qui ne sono presenti molte e alcune di esse vanno a stravolgere molto il senso del racconto di partenza: ma anche in questo caso la cosa non mi dispiace. Trovo giusto che un regista dia una propria chiave di lettura al materiale di partenza andando anche a modificare gli elementi di un trama. Se cosi non fosse, tutti saremmo bravi a fare “copia-e-incolla” delle pagine scritte su un grosso telo cinematografico.

Cosi facendo il rischio di scontentare i molti amanti del libro è consistente, ma trovo coraggioso un approccio di questo tipo anche se poi le conseguenze possono essere una totale disfatta a livello commerciale. In effetti il film è (quasi) un’altra storia: libro e film sono abbastanza simili ed entrambi mi hanno conquistato.

Molte cose vengono lasciate “in sospeso” (soprattutto un finale di cui non bisogna dire mezza parola in più) e anche questo lo trovo un ulteriore punto a favore per la pellicola. In pratica il film non rende le cose facili allo spettatore, non spiega tutto, lascia molto al proprio punto di vista la spiegazione degli eventi e dei fatti.

Da parte di molti cineasti c’è l’abitudine radicata nel dichiarare e spiegare tutto quello che succede e che viene rappresentato. Da parte sua, buona parte del pubblico pretende che un film abbia un finale chiaro e preciso: appena gli viene data una possibilità di manovra nel cercare di dare una propria spiegazione a ciò che ha visto, dà la colpa al film, ritenuto inconcludente e/o non chiaro. Io dico che siamo noi a dover fare un passo in più: perciò trovo stupendo quando un film ci rende la possibilità di decidere, di pensare e quindi di confrontarci (anche in maniera litigiosa) con le altre persone che possono avere chiavi di lettura completamente diverse.

Il film all’inizio dice “il caos è ordine non decifrato”. Frase che calza perfettamente e che si può riscontrare nel corso della proiezione stessa. Il film, infatti, pone diverse domande senza tuttavia arrivare a risposte ben definite; possiede un fortissimo senso provocatorio (che può essere considerato una chiave di lettura); procede per allegorie e visioni sia teoriche sia attraverso un particolare montaggio delle scene. Tutto può essere visto come caos, come “non saper dove andare a parare”; ma il caos non è forse “ordine non decifrato”????

Il film non è ancora uscito in Italia, non si sà quando uscirà. Io spero presto perchè mi piacerebbe rivederlo per vedere quali e quante possibili decifrazioni possono celarsi in un’ulteriore visione.

 

VISTO DA JOE

Ennesimo intreccio riguardante il doppio. Un anonimo professore universitario scopre per caso che esiste un attore le cui fattezze sono tali e quali le sue! Alla lunga si instaura un gioco che porta i due ad ossessionarsi a vicenda.

Il film prende largo spunto da un libro di Saramago, “L’uomo duplicato”, autore che si è sempre distinto per uno stile di scrittura difficile e tortuoso che richiede la massima attenzione. Anche questa sua opera rientra di diritto in questa catalogazione: la vicenda è basata sulla parola e, se ti distrai, rischi di non capire una pagina se non un capitolo intero.

La pellicola rispetta molto la non-scorrevolezza della prosa di Saramago non tanto nell’uso della parola (i dialoghi non sono frequenti), quanto nell’uso delle immagini: Jake Gyllenhall (veramente BRAVO) da un lato affida specifiche caratteristiche ad entrambi i personaggi che interpreta, ma dall’altro (idea registica?) confonde le idee allo spettatore assumendo atteggiamenti uguali qualunque sia il ruolo e la scena. A scompaginare ulteriormente gli schemi sono due personaggi relativamente marginali (le rispettive compagne dei “due” protagonisti, più consistenti nel libro): entrambe bionde, non sono immediatamente riconoscibili nelle luci soffuse e nei chiaroscuri voluti dalla vicenda/voluti dal regista. Ne consegue un coinvolgimento attivo dello spettatore che deve osservare bene in quale contesto si svolge quella parte di trama.

Unitamente a questo, buona parte del film è caratterizzata da atmosfere oniriche nelle quali persone e cose appaiono con contorni sfumati. Anche quando domina la realtà del quotidiano, i colori risultano spenti ed opachi.

Come già detto, i dialoghi non sono il dettaglio rilevante di questo lavoro cinematografico: parlano di più le immagini, le situazioni ma soprattutto gli sguardi (FONDAMENTALI).

Difetti? Eh sì, non mancano.

Secondo me la visione del film non può prescindere dalla lettura del libro: l’averlo letto mi ha aiutato a capire alcuni aspetti della struttura registica.

Il film possiede un suo ritmo né lento né veloce ma che comunque coinvolge. Ma nella volontà di voler sovvertire logica, schemi e categorie, il finale segue un tempo molto diverso rispetto al resto del film. Il che, a caldo, mi ha fatto uscire spontaneamente un bel VAFFA…

A freddo posso dire che la conclusione della storia è troppo suggerita perché obbliga il pubblico ad una serie di viaggi mentali forse un po’ troppo contorti. Per spiegare questo occorre fare un passo indietro sottolineando che, sì, l’impalcatura generale è stata rispettata dal regista: cambiano invece alcuni equilibri e, soprattutto, la chiave che porta a termine i fili della vicenda del libro è sostituita da una serie di ipotesi non suffragate da dettagli concreti.

Quante parole!! In sostanza??

(Quasi) Da vedere, ma dopo aver letto il libro.

 

 

(JG da solo, bardato da una stranissima palandrana nera, uno scolapasta scuro in testa che –ottimisticamente- si potrebbe dire ‘messo sulle ventitré; l’oggetto gli copre parzialmente la bocca per cui la voce fuoriesce leggermente metallica; in mano un attrezzo di colore più o meno fosforescente, simile ad una spada,  che viene fatto roteare sopra la testa con movimenti lenti che hanno del solenne):

JG (muovendo la spada) Che il disaccordo sia la nostra forza…Che il disaccordo sia sempre con noi!

M (arriva; rimane in silenzio; con tono sbigottito): E questa pagliacciata cosa mi rappresenterebbe??

(JG si blocca nel bel mezzo di una rotazione, con lo sguardo richiede complicità a M)

M (serio): A parte che stavolta non siamo stati COSI’ TANTO in disaccordo…

JG (facendo ‘cadere’ la solennità di prima; alterato): Oh maa…Tenermi la parte mai, eh? (lascia cadere la “spada”, getta malamente lo scolapasta e se ne va)

M (con aria interrogativa, sottovoce): Boh… Vallo un po’ a capire!

 

 Fonte: youtube

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commenti
  1. joe ha detto:

    Apprendo dal mio socio che il regista è lo stesso di THE PRISONERS. In questo film la sua regia è decisamente migliore (restano comunque tutte le riserveche ho segnalato nel post)

    J

  2. 76sanfermo ha detto:

    Un po’ impegnativo vedere questo film, se prima devo leggere anche il libro….
    Vedo pero’ che non e’ ancora uscito in Italia e forse faccio in tempo a procurarmi l’opera di Saramago e a centellinarla come suggerito….
    Scherzi a parte, mi piace sempre quello che scrivete . Si vede , che ogni dettaglio e intenzione vengono considerati e ponderati e che non vi risparmiate nessuna fatica !
    Ciao , luminari della critica,
    Sempre vostra,
    SanFermo

  3. Marvin ha detto:

    Un’altra ipotesi e’ vedere il film SENZA aver letto il libro; io considero le 2 cose similari ma ognuna con 1 propria strada. Pensateci e se poi il film non vi ha convinto allora optate anche per leggervi anche il libro!!!
    Come sempre .grazie di tutte le vostre opinioni!!!

  4. punto dritto ha detto:

    Sempre difficile che il film superi il libro o che almeno riesca ad eguagliarlo quando l’intento è di seguire fedelmente il soggetto, quindi concordo com Marvin quando dice ben vengano gli interventi, adattamenti e riletture dei registi. Se non altro non ci tocca rimanere male! Io – curioso eh – sto leggendo proprio in questi giorni “l’uomo duplicato” e mi piace cosí tanto che farei fatica ad arrischiarmi a vedere il film, dopo. Quindi grazie per questa recensione in anteprima, adesso sono curiosa. Ciao!

  5. joe ha detto:

    effettivamente pochi film sono stati in grado di eguagliare o addirittura superare un libro. Questo film se non si complicava la vita nel finale poteva giocarsela molto ma molto ma molto con la sua fonte letteraria. Appena esce nelle sale faremo ulteriore pubblicità alla cosa

    J.

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