GRAVITY

Pubblicato: ottobre 30, 2013 in Uncategorized
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fonte: Youtube

Regia: Alfonso Cuaron.  Con: Sandra Bullock, George Clooney

Genere: drammatico, fantascienza

VISTO DA MARVIN Nella vita ci sono lezioni che bisogna apprendere sui banchi di scuola; tramite professori impegnati a divulgare il sapere. Altre lezioni (ma di altro tipo) possono essere benissimo apprese nelle sale cinematografiche!!! Certo parliamo di cose molto diverse tra loro ma quello che dovrebbe essere un qualcosa di scontato e abituale (andare a vedere un film non solo per spensieratezza ma per trovarsi di fronte a qualcosa di “alto” culturalmente) ormai sta diventando una cosa quasi rara.

Per questo motivo, ma anche per altri, non bisogna assolutamente perdersi questo film. La tecnica e la maestria dimostrata dal regista Alfonso Cuaron nel mettere in scena un film, dalla trama tutto sommato semplice e spoglio di vari fronzoli narrativi e visivi (parliamo di due interpreti, lo spazio profondo e l’interno di una navicella spaziale), è qualcosa di inarrivabile e da cui si può solo imparare come fare vero cinema. Evidente è il voler riprendere un modo di fare cinema e in particolare di fare il genere della fantascienza degli anni ’70 (non a caso citiamo Kubrick col suo “2001 – Odissea nello Spazio”) ma con evidenti rimandi a un cinema più attuale. Questi rimandi, per fortuna, non sono da intendersi con espedienti moderni quali musica pop, attori giovani e belli ed esplosioni coreografiche. Ci si vuole invece rifare a un cinema più “alla James Cameron”, volendo cioè concepire lo spazio come qualcosa di oscuro, terrificante e dove si può creare della suspance vera.

Il film si ritrova cosi sempre in bilico tra momenti da vero Blockbuster e momenti da cinema d’autore dove l’individuo singolo è la cosa più importante e viene messo al centro di ogni cosa ritrovandosi cosi a vivere momenti di “lacrime e sangue” senza, però mai vederli visivamente (questo metodo è classico del cinema di Alfonso Cuaron). In tutto questo ci ritroviamo immersi in momenti di puro terrore di fronte a tutte le situazioni vissute dal personaggio di Sandra Bullock e inoltre, nonostante i pochi interpreti e i pochi contesti, il film riesce a essere coinvolgente e a non fermarsi mai costringendoci a seguirlo in tutti i suoi “tour de force” stilistici (perché ogni scena è singolare e diversa dalla precedente) ed emotivi (ogni momento lascia senza fiato). Non contento di queste straordinarie qualità tecniche e di quei dettagli di puro interesse narrativo che rendono il film piacevole, il regista Cauron riesce a creare un apologo (un sottotesto anche abbastanza esplicito) sul fenomeno della nascita: i continui rimandi al dramma subito dal personaggio di Sandra Bullock di aver perso una figlia, le inquadrature del corpo sinuoso e carico sessualmente della protagonista con movimenti e posizioni che ricordano un feto umano (ricordando anche, nel momento in cui si toglie la tuta spaziale, la bellissima scena di apertura di “Barbarella” ) e i continui sballottamenti che noi subiamo insieme a lei con un finale esplosivo e di vera rinascita fisica e spirituale riescono a dimostrare che si può fare buon cinema anche con significati carichi di potenza espressiva.

Il film farà sicuramente incetta di Oscar alla prossima edizione. Mi sbilancerei con, una su tutte, la candidatura di Sandra Bullock come migliore attrice protagonista: non è facile reggere quasi due ore in solitaria, riuscire a esprimere ogni emozione in una maniera tanto incredibile quanto decisa. Brava Sandra!! Questa è la tua interpretazione che verrà ricordata per sempre. Verrà ricordata insieme al film che fatica a essere dimenticato cosi in fretta e che dovrebbe essere preso come esempio da chiunque voglia cimentarsi in questa straordinaria forma d’arte.

VISTO DA JOE

Sì? No? Forse? Booh!

A distanza di qualche giorno non sono in grado di dire se Gravity mi sia piaciuto o no. E nelle prossime settimane so già che le cose non cambieranno. In sostanza: una spedizione viene mandata nello spazio per una ricognizione, quando viene sorpresa da una serie di imprevisti. Morale: la sola Sandra Bullock sopravvive ai vari incidenti. A rendere la situazione più problematica c’è il fatto che l’astronave è in panne e che il ritorno a casa è tutt’altro che scontato.

E’ a questo punto che, di fronte alle cause di forza maggiore, diventa impressionante e quasi di Turneriana memoria il confronto tra l’essere umano nel suo essere piccolo ed insignificante e l’immensità dell’universo. E’ sicuramente notevole il silenzio di certe scene: l’unico suono è quello dei colori (suggestivi), oppure quello del buio, o della terra che occupa progressivamente tutto l’orizzonte. Il regista ha sicuramente reso bene con le immagini la sensazione di solitudine, ma soprattutto di impotenza, vissuta dal personaggio di fronte alla catastrofe degli eventi. Se l’uomo (in questo caso una donna, visto che trattasi della Bullock) vuole sopravvivere deve sfidare se stesso e le sue paure: da solo contro l’immane universo non avrebbe via di scampo se non tirando fuori ogni sorta di attributi e forza di volontà pachidermica.

Il film è tutto in questo: pochi dialoghi, se non all’inizio; molto dialogo con se stessi, con il proprio io interiore. La recitazione, visto il contesto, fa della parola il mezzo principale: in tenuta da astronauta (perché con la Bullock c’è pure George Clooney), i personaggi non possono certo esprimersi attraverso sguardi ed ammiccamenti. Di sicuro per gli attori la prova deve essere stata più difficile della norma.

Quindi, dicevo, non c’è intreccio, non c’è il dipanarsi di una storia, non c’è un vero e proprio plot che incolli lo spettatore alla sedia. Forse la storia E’ il film così come è stato prodotto e distribuito nelle sale: il coinvolgimento sta nella sfida contro se stessi e le proprie paure. Per essere un film che non mi ha del tutto convinto ho speso parole fin troppo belle. Se volete una storia, la pellicola non fa decisamente per voi. Ma non mancano conunque le emozioni, che non sono certo decontestualizzate anche se sembrano in cerca di autore.

Eppure a me è comunque mancato qualcosa.

OFF TOPIC – Come rendersi impopolari? Dire che George Clooney è più bravo a recitare CON il casco da astronauta, piuttosto che SENZA…

M – Ce l’hai su con Clooney?

JG – Sì, cioè.. No! Di buono c’è che per una volta non ha parlato di caffé..

M (contrariato) – Guai a te se mi tocchi la Bullock!

JG (rasserenante) – E chi te la tocca quella…

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commenti
  1. 76sanfermo ha detto:

    E che dire? Io sto diventando addict a questo blog perché mi piace la vostra serietà nell’approfondire oltre che nel descrivere il “prodotto”. Mi pare che ci sia anche uno studio sulle intenzioni della regia….. Bello!

  2. joe ha detto:

    a nome di entrambi ringrazio e dico: “lusingati”
    grazie del commento.

    J.

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