RUSH

Pubblicato: ottobre 6, 2013 in Uncategorized
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 fonte: youtube

Regia: Ron Howard

Con: Daniel Bruhl, Chris Hemsworth, Pier Francesco Favino, Alexandra Maria Lara, Natalie Dormer

Genere: azione, biografico, drammatico

VISTO DA MARVIN

Penso di poter dire, senza mezzi termini, che non esista un vero e proprio film DEFINITIVO sulla Formula 1 (se qualcuno si azzarda ad accennare a “Driven” di Renny Harlin con Sylsvester Stallone lo spello vivo!!!). Come “definitivo” intendo un film che metta in scena una sana rivalità tra persone (come in ogni film che parli di sport) e renda merito anche all’atto sportivo in sè con una buona regia e un senso estetico emotivo e dignitoso. Anche in “Rush” il regista crea un connubio tra questi due fattori, ma solo parzialmente. Buona la parte relativa alla rivalità tra James Hunt e Niki Lauda, straordinariamente interpretati da Chris Hemsworth (ma dai…il bel biondone australiano sa anche recitare, perchè secondo me in “Thor” non recita: fa roteare un martello, spacca tutto….e basta) e Daniel Bruhl (chissà che non faccia il salto di qualità con questo film). Relativamente ai personaggi bisogna anche dire che forse Howard tende a essere un pò troppo schematico. Le vicende dell’uno e dell’altro sono narrate in modo scolastico: si passa troppo rapidamente dal “contesto Hunt” al “contesto Lauda” e viceversa spesso a scapito di alcuni aspetti psicologici dei due. Il film è lasciato continuamente in sospeso e non fa capire, fino alla fine, chi tra i piloti sia il vero protagonista della pellicola. Vorrei spendere anche due parole sul finale e sulla brutta spiegazione troppo esplicita data al dialogo conclusivo: i film di oggi tendono a trattare il pubblico come “bambini di 4 anni” e a spiegare perciò ogni cosa in maniera precisa e senza lasciar libera interpretazione. Lo posso accettare in film d’intrattenimento dove l’unico scopo è fare soldi e avere un seguito commerciale. Invece, in un film come “Rush” dove ci si aspetta una profondità maggiore, visto il tema che tratta e come lo tratta, lo trovo stonato e fuori luogo. Per quanto riguarda le gare di Formula 1, il regista è stato molto bravo ( o furbo) a rifarsi allo stile del bellissimo documentario “Senna” di Asif Kapadia del 2010: tecnicamente Howard ha unito bene queste parti sia con una fotografia molto vecchio stile (colori poco saturi e a grana grossa) sia con una regia dinamica ma mai banale nei momenti più puramente narrativi, riuscendo anche a evitare d’impantanarsi troppo nella retorica perchè -siamo onesti- ce n’è parecchia in film di questo genere. Sono sempre più convinto che Ron Howard non sia un buon regista di film tendenti al commerciale (ad esempio “Angeli & Demoni” o “Il Codice Da Vinci”) bensì a film più intimisti e riguardanti storie personali (ad esempio “Frost/Nixon”, “A Beautiful Mind” o come da ultimo “Rush”). In definitiva, nonostante varie pecche, da buon maschio, quindi tendente all’aumento di testosterone di fronte a una qualsiasi bella storia in ambito sportivo, devo ammettere che alla visione di questo film ho ritrovato il trasporto emotivo e la gasataggine che provai un paio di anni fa con “Warrior” di Gavin O’Connor: pensavo proprio che nei momenti di maggior trasporto sportivo ed emotivo nel cinema, a prevalenza di spettatori maschi, ognuno potesse alzarsi all’unisono e battere il cinque con il vicino.

VISTO DA JOE

Su Ron Howard, il regista, sono piuttosto prevenuto. Forse perchè i suoi film soddisfano il gusto dell’uomo medio americano, poco abituato a immaginare, desideroso di essere guidato in tutto e per tutto. Nonostante queste premesse, sono andato a vedere il film, anche perchè volevo rinfrescare i ricordi (ahimè, benché piccolo, c’ero) legati alla vicenda Lauda/Hunt di quel campionato del mondo di Formula 1.

A dispetto delle mie riserve, il film si è dimostrato in qualche modo coinvolgente. Rispetto al solito, poi, il regista costruisce il suo film diversamente dal solito: sembrava di assistere a quei cinegiornali stile anni ’70 che in quel periodo, nelle sale, precedevano le proiezioni principali. Questa sensazione è pure aiutata dal colore di certe immagini non del tutto definite.

Vuoi per il contesto (F1), vuoi per il genere (cinegiornale), lo stile di narrazione è rapido, istantaneo e a dir poco adrenalinico. E’ costruito molto bene il climax che porta al famoso incidente di Lauda, ma poi… la struttura ne risente: dopo il rientro in pista dell’austriaco il film si sfilaccia passando troppo rapidamente alla gara decisiva, come se la competizione nelle ultime gare non esistesse più.

Le pecche non si limitano a questo. Se l’attore che interpreta Lauda è praticamente uguale, dell’altro occorre dire che sembra uscito da una recente copertina di Vanity Fair. Sbaglio clamoroso pure nella scelta di Pier Francesco Favino per l’interpretazione di Regazzoni: nulla da dire sulla bravura di Favino ma la sua aura è troppo mediterranea per poter pensare alla Svizzera.

Howard non se la sente di lasciare a bocca asciutta la retorica di una simile vicenda e, com’è nel suo stile, piazza uno ‘spiegone’ che comunque risulta meno saccarinoso del solito.

Rispetto al solito, quindi, c’è di meglio. Ma io continuo a rimanere prevenuto nei confronti del regista…

JG – Gli diamo un voto?

M – Ma vaa.. Mica te lo voglio rubare il mestiere

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commenti
  1. 76sanfermo ha detto:

    Ciao, Marvin. Ciao Joe.
    Sono contenta di questo blog e credo che mi servirà …..
    Quello recensito oggi ,non e’ un film che andrò a vedere, ma almeno so cosa mi perdo .
    Ancora, ancora!

  2. marvin&joegideon65 ha detto:

    ciao 76!
    vinci la medaglia d’oro per il primo commento del blog!!!
    vedremo di pubblicare commenti di film più adeguati al tuo gusto 🙂

    intanto grazie del commento: ci incoraggia ad andare avanti…

    Joe

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